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L’aborto spontaneo o naturale? È un’esperienza spesso difficile da affrontare per una donna, sia dal punto di vista fisico che da quello emotivo. La delusione per la mancata maternità talvolta è vissuta come un lutto pesante, che può peggiorare se si è avanti con l’età e si teme di non riuscire in breve a concepire nuovamente un bambino. Fondamentale per superare il tutto è comprendere bene di cosa si tratta, quali sono le cause e dopo quanto tempo l’organismo è pronto per un nuovo tentativo. Va sottolineato: questo evento è caratterizzato dall’interruzione di una gravidanza che avviene in modo naturale, senza colpe, e ovviamente senza intervento medico chirurgico volontario. Circa il 10-25% delle gravidanze clinicamente riconosciute si conclude con un aborto spontaneo. Tuttavia, la stima effettiva da considerare è più alta, poiché molte volte l’aborto naturale avviene prima ancora di avere la certezza della gestazione. Comprendere i sintomi iniziali, le cause più frequenti e le implicazioni per una futura gravidanza è importante: serve ad affrontare la situazione con maggiore consapevolezza e serenità. Ecco dunque tutto quello che occorre sapere al riguardo, anche per pianificare una nuova gestazione, dopo un aborto spontaneo.

Aborto spontaneo o naturale, tutto quello che c’è da sapere per una futura gravidanza

Aborto spontaneo: cos’è e quando avviene

Si definisce aborto spontaneo o naturale la perdita involontaria di un embrione o feto entro la 20ª settimana di gestazione. Se avviene entro le prime 12 settimane, si parla di aborto spontaneo precoce, la tipologia più frequente, di cui spesso non si ha neppure una reale consapevolezza. L’aborto tardivo è invece quello che si manifesta tra la 12ª e la 20ª settimana. La sigla medica spesso utilizzata per identificarlo sui referti diagnostici è “AS” o in inglese “SAB” (Spontaneous Abortion). Nella maggioranza dei casi comunque tale evento si verifica entro la 6ª-8ª settimana, quando cioè l’embrione termina il suo sviluppo poiché non sta avvenendo correttamente. In tali situazioni la donna può non rendersi conto dell’evento, e scambia le perdite di sangue correlate per un ciclo mestruale abbondante o in ritardo. In pratica l’aborto spontaneo a 4 settimane è difficile da distinguere da una mestruazione normale, ma può presentare sintomi più intensi.

Aborto spontaneo: sintomi iniziali

Riconoscere

i sintomi iniziali dell’aborto spontaneo non è semplice. Tuttavia, è importante, per intervenire rapidamente e valutare la situazione e l’eventuale trattamento con il proprio medico di fiducia. Ovviamente i campanelli d’allarme variano a seconda del periodo gestazionale e della salute generale della donna, ma i più comuni possono essere identificati come i seguenti:

  • Perdite vaginali ematiche, che possono iniziare come macchie leggere (spotting) e diventare sempre più abbondanti.
  • Dolore o crampi addominali, simili o più intensi di quelli mestruali, localizzati nella parte inferiore dell’addome o della schiena.
  • Espulsione di coaguli o tessuto uterino, soprattutto nei casi in cui la gestazione sia più avanzata e dunque già visibile tramite ecografia.
  • Scomparsa dei sintomi di gravidanza come la nausea o la tensione mammaria.

Non tutti questi segnali indicano necessariamente la perdita del bambino, ma è importante parlarne con il proprio ginecologo. Un dosaggio delle beta può aiutare a capire. Se si abbassano nell’arco di alcune ore, l’aborto è confermato.

Cause dell’aborto spontaneo nel primo trimestre

Ma quali sono le cause di un aborto spontaneo nel primo trimestre? Ecco le più comuni:

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  • Anomalie cromosomiche: rappresentano almeno la metà degli aborti spontanei precoci. Si tratta di errori genetici casuali durante la fecondazione o la divisione cellulare che non permettono fisiologicamente lo sviluppo ulteriore del feto.
  • Insufficienza luteinica: carenza di progesterone, l’ormone che mantiene l’endometrio adatto all’impianto dell’embrione.
  • Problemi all’utero: malformazioni congenite, fibromi, polipi, utero setto.
  • Infezioni: come toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus.
  • Disturbi immunologici o coagulativi quali le trombofilie o la sindrome da anticorpi antifosfolipidi.
  • Fattori ambientali e stili di vita: fumo, alcol, droghe, esposizione a sostanze tossiche.

È importante sottolineare che nella maggior parte dei casi, soprattutto nelle prime settimane, l’aborto non è causato da qualcosa che la donna ha fatto o non ha fatto.

Aborto spontaneo o naturale: cosa fare?

In presenza di sintomi sospetti o conferma di aborto spontaneo, le opzioni a disposizione sono:

  • Attesa vigile (condotta expectante): indicata in caso di aborto incompleto. Si aspetta che l’utero si svuoti naturalmente.
  • Trattamento farmacologico: impiego di farmaci come il misoprostolo per favorire l’espulsione del contenuto uterino.
  • Revisione uterina (raschiamento): indicato in caso di aborto incompleto o complicazioni, soprattutto se si è oltre la dodicesima settimana.

Gravidanza dopo aborto spontaneo: è possibile?

Il dubbio principale per le donne che subiscono tale evento è se si può avere una gravidanza a termine. Il timore di avere qualcosa che non va o il senso di colpa (errato) di aver fatto qualcosa di sbagliato, predominano nell’emotività. Tuttavia, occorre affrontare il tutto con la dovuta serenità, poiché: sì, è assolutamente possibile avere una gravidanza sana dopo un aborto spontaneo. Quanto tempo bisogna aspettare? Dipende dal singolo caso, ma in generale si consiglia di attendere almeno un ciclo mestruale per consentire all’endometrio di ritornare alle condizioni ottimali. In assenza di complicazioni, la maggioranza delle donne ottiene una gravidanza entro 3-6 mesi. Tuttavia, è fondamentale eseguire alcuni controlli, soprattutto dopo due o più aborti consecutivi, per escludere fattori di rischio persistenti, ovvero condizioni mediche specifiche che compromettano la situazione. Tra i test consigliati ci sono: ecografia pelvica, esami ormonali, emocromo, screening per trombofilie e cariotipo dei genitori.

Aborto spontaneo ricorrente e fertilità: a chi rivolgersi?

Si parla di aborto spontaneo ricorrente (o poliabortività) quando si verificano tre o più aborti consecutivi. In tale contesto è importante rivolgersi ad un centro specializzato in medicina della riproduzione, per comprenderne la motivazione ed attivare un percorso di trattamento personalizzato. Il centro RAPRUI rappresenta un’eccellenza italiana in tal senso. Qui, in relazione alla poliabortività è possibile sottoporsi alle seguenti indagini diagnostiche:

  • Analisi genetiche (cariotipo, test di compatibilità genetica)
  • Esami immunologici (anticorpi antifosfolipidi, ANA, ecc.)
  • Indagini ormonali e metaboliche
  • Esami dell’utero (isteroscopia, sonoisterografia)

Identificare con precisione la causa permette di impostare terapie personalizzate, come il supporto progestinico, trattamenti anticoagulanti o chirurgici per correggere anomalie uterine.

Qui tutti i contatti per prenotare una visita ed avere maggiori informazioni.

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