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Fecondazione assistita in Italia: quali sono i requisiti per l’accesso? E’ mutuabile? Tutto il ciclo o in parte? Per rispondere a tali quesiti occorre far riferimento alla Legge 40/2004 e alle sue successive modifiche stabilite per lo più da sentenze della Corte Costituzionale. Ecco cosa dice al riguardo.

Fecondazione assistita in Italia: requisiti, accesso, mutuabilità

Fecondazione assistita in Italia, i requisiti d’accesso

Non tutti possono essere inseriti in un percorso di procreazione medicalmente assistita: l’articolo 4 della legge 40/2004, specifica che per l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita la coppia deve essere affetta da infertilità accertata e certificata, previo un iter clinico-diagnostico, da un medico che attesti anche l’impossibilità di un concepimento naturale (ovvero le cause della sterilità non possono essere rimosse con una terapia). La sentenza della Corte Costituzionale n° 96/2015 ha esteso l’accesso alla PMA anche alle coppie portatrici di gravi malattie genetiche, aprendo la strada alla diagnosi preimpianto e alla possibilità di trasferire nell’utero materno solo embrioni risultati sani. Oltre a questi requisiti oggettivi, la normativa ne prevede altri soggettivi con l’art.5 L. 40/2004 e sono i seguenti:

  • La coppia deve essere composta da persone di sesso diverso
  • Entrambe i futuri genitori devono essere maggiorenni ed in età potenzialmente fertile
  • Devono essere coniugati o conviventi
  • Devono essere entrambe viventi

Ovvero non possono accedere alla fecondazione assistita in Italia le coppie con un minorenne, omosessuali, i singles e neppure i vedovi/e che hanno crioconservato i gameti del compagno defunto.

Per ciò che riguarda l’eterologa (ovvero la procreazione medicalmente assistita che si avvale di ovuli e/o spermatozoi di donatori) è possibile solo in presenza di specifiche condizioni di sterilità irremovibili (ad esempio per la donna una riserva ovarica ridotta e precedenti di omologa falliti e per l’uomo un’azoospermia grave).

Un discorso a se stante va fatto sull’età fertile: non è indicato nella legge un limite effettivo e preciso. Per sopperire a tale mancanza occorre far riferimento alle singole Regioni in cui si trova in centro per la sterilità a cui la coppia si rivolge. Laddove anche questo ente non fornisca indicazioni, l’idoneità della coppia sarà stabilita dal medico specialista.

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Fecondazione assistita in Italia e mutuabilità

Si può fare la fecondazione assistita con la mutua? Sì, sia in strutture pubbliche che convenzionate, laddove non si abbia la possibilità di rivolgersi ad un centro privato. Sia l’omologa che l’eterologa sono da tempo inserite  nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e come tali rientrano nelle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale con ticket o esenzione a seconda dei casi. A differenza che in passato è mutuabile tutto l’iter di procreazione medicalmente assistita, a partire dalla specialistica ambulatoriale. Nel nomenclatore del SSN sono altresì state inserite le  spese connesse alla raccolta e conservazione dei gameti o embrioni finalizzata all’eterologa: il ticket cambia a seconda della Regione. Permane il problema delle liste d’attesa, spesso troppo lunghe.

Fecondazione assistita come avviare l’iter

Se  una coppia non riesce a concepire in modo naturale può rivolgersi ad un centro per la fertilità al fine di effettuare tutte le indagini diagnostiche per individuare con certezza l’infertilità ed il suo grado di gravità. E’ importante a tal fine il primo colloquio conoscitivo con gli specialisti del centro di riferimento per eseguire anche una dettagliata anamnesi e prendere consapevolezza di tutto il percorso eventuale da intraprendere. La coppia dovrà garantire i requisiti soggettivi (ad esempio on un’autocertificazione circa la convivenza), mentre il medico, alla fine del percorso diagnostico dovrà redigere una scheda clinica (con tutti i dati del caso).

 

 

 

 

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